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Piangere con chi piange

Mi chiamo Rima Di Giselle Ademdibay, vengo dal Ciad e sono novizia comboniana al secondo anno. Quando mi hanno detto che avrei fatto la mia esperienza comunitaria a Milano, non sapevo bene cosa aspettarmi. Una grande città, una lingua che sto ancora imparando, una parrocchia che non conoscevo. Eppure quei due mesi, dall'8 gennaio al 12 marzo, sono diventati una delle tappe più belle del mio cammino.

La comunità era nella parrocchia di San Basilio. Eravamo in sei: io e cinque suore, ognuna con il suo apostolato. A prima vista sembrava una divisione dei compiti, ma con il tempo ho capito che era qualcosa di più. Ognuna di loro portava la missione in un angolo diverso della vita della parrocchia, come se insieme formassero un unico abbraccio.

La superiora si occupava della Caritas parrocchiale. Un'altra suora gestiva la scuola di italiano per adulti stranieri, persone arrivate da lontano che cercavano le parole per ricominciare. Un'altra lavorava nella pastorale giovanile, un'altra faceva catechismo ai bambini. E un'altra ancora andava a trovare i malati e gli anziani nelle case di riposo.

Io le seguivo tutte. Un giorno ero tra i banchi della scuola di italiano, il giorno dopo con i bambini del catechismo, poi con i giovani, poi accanto a un anziano che aspettava una visita. Ti confesso che all'inizio mi sentivo un po' come chi corre da una stanza all'altra senza fermarsi. Ma pian piano ho capito che non stavo solo "aiutando". Stavo imparando a guardare le persone come le guardano loro.

Con la superiora partecipavo anche agli incontri di coordinamento della diocesi di Milano. Lì si parlava delle situazioni difficili che vivono tanti popoli, soprattutto quelli segnati dalla guerra, come Israele e Palestina. Sentire quelle storie da una sala di Milano mi ha fatto capire che la Chiesa non smette mai di avere il mondo intero nel cuore, anche quando lavora in una sola parrocchia.

Ed è proprio in mezzo a tutte queste persone che ho scoperto davvero il nostro carisma. Non da un libro, non da una lezione, ma dalla vita. Il nostro carisma è piangere con chi piange, sorridere con chi sorride, soffrire con chi soffre. Detto così sembra semplice. Ma quando ti siedi accanto a una persona malata, o ascolti chi ha lasciato il suo paese, capisci che non è affatto scontato. Significa farsi vicini sul serio, senza fretta e senza distanza.

C'è un'altra cosa che porto nel cuore: la vita dentro la comunità. Le suore mi hanno aiutata a conoscere meglio la congregazione, la sua storia, il suo modo di vivere. Ma soprattutto mi hanno accolta. Venivo da lontano, eppure mi hanno fatta sentire a casa, parte della famiglia fin dal primo giorno. Forse anche questo è missione: far sentire l'altro a casa, ovunque si trovi.

Mentre ripenso a quei mesi, mi torna sempre in mente una parola del Vangelo di Matteo: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36).

Prima la leggevo come una bella pagina. A Milano l'ho vissuta. L'ho vista negli stranieri che imparavano l'italiano, nei poveri che bussavano alla Caritas, e soprattutto nelle persone malate che andavo a visitare. Entrando nelle loro stanze, vedevo risvegliarsi qualcosa nei loro occhi, come una speranza che si riaccendeva. E ogni volta, senza accorgermene, quella speranza si riaccendeva anche in me.

Questa esperienza mi ha dato ancora più forza per andare avanti nel mio cammino vocazionale. Ho capito che la missione non è solo partire verso terre lontane. A volte la missione è restare, ascoltare, sedersi accanto. E scoprire che Dio ti aspetta proprio lì, nel volto di chi incontri.


Per riflettere

  • C'è qualcuno vicino a te che ha bisogno di una visita, di un ascolto, di un sorriso?
  • Quando è stata l'ultima volta che hai pianto con chi piange o gioito con chi gioisce, sul serio?
  • E se la tua missione cominciasse già oggi, proprio dove vivi?
Autore
Suore Missionarie Comboniane

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