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A Gibuti si annuncia il Vangelo con la vita e il sorriso

Gibuti: un piccolissimo Stato dell’Africa orientale. Una distesa desertica con temperature che sfiorano spesso i 45 gradi. Un Paese completamente musulmano. Le Missionarie della Consolata vi sono giunte nel 2004. Per quale motivo? Per essere un segno di consolazione in mezzo alla gente e per seguire la propria specifica missione nella Chiesa: il primo annuncio del Vangelo ai non cristiani.

Annunciare Cristo con l’amore e la vicinanza

A Gibuti le Sorelle non possono portare il crocifisso, segno della loro consacrazione. Non possono nemmeno parlare di Gesù Cristo apertamente: nei Paesi islamici è proibita ogni forma di proselitismo. E allora, come si annuncia il Vangelo? Con la vita, con gesti di amore e vicinanza. Portando la consolazione di Dio alle persone più bisognose.

Quando si arriva a Gibuti, si capisce subito che le Missionarie ci riescono molto bene: la gente sorride per strada alle donne cristiane che sono venute ad abitare in mezzo a loro. E le Sorelle sorridono, salutano: conoscono per nome le persone e sanno la loro storia, una storia molte volte di grande sofferenza, ma anche di umile speranza.

Come quella di Mustafa: un ragazzo disabile, con un ritardo cognitivo, e che per questo non poteva frequentare la scuola. Suor Anna, durante le visite alle famiglie, lo ha conosciuto, e ha ottenuto che i genitori lo lasciassero frequentare la “Scuola per tutti”, nella quale la Suora accoglie bambini e ragazzi con diverse disabilità, e aiutata da due educatrici, fa compiere un percorso di “riabilitazione” in tutti i sensi.

Mustafa ha imparato a leggere e a scrivere. Ha avuto una bella esperienza di socializzazione nella “Scuola per tutti”. Ha fatto un grande salto in avanti, e ora è pronto per entrare nel mondo del lavoro. Una storia di vera speranza!

Anche Suor Grace che accompagna le persone malate, ha tanti volti e storie nel suo cuore. Salutiamo per strada un signore: “Come stai? Ti vedo bene adesso! Mi raccomando, abbi cura di te stesso!” L’uomo sorride, assicura di stare molto meglio, che ha ripreso a lavorare, e che anche nella sua famiglia stanno tutti bene.

Dopo averlo salutato, racconta: “Aveva dei seri problemi di salute, ma grazie a Dio siamo riusciti a salvarlo”. E la immagino, a insistere con i dottori per trovare la giusta cura per lui...

“Peccato che non andrai in Paradiso!”

Ma la carità e le opere di misericordia non sono solo il canale per annunciare che Dio è amore: sono anche un campo comune di impegno verso i più poveri (e in Gibuti ce ne sono tanti, tantissimi!) che accomuna la piccola Chiesa cattolica e la popolazione musulmana.

Muhamad è un uomo che ha collaborato tanto con le Sorelle per assicurare una vita degna per Mariam, una giovane mamma sola, con una bimba che soffre una malattia autoimmune che rende la pelle della piccola tutta piagata. Muhamad è riuscito ad ottenere i documenti di identità, che Mariam non aveva in quanto era una migrante, e quindi le ha fatto assegnare una piccola casa popolare, nella periferia della città.

La gente si è affezionata, sa che può contare con una porta sempre aperta per accogliere, ascoltare, consolare. Alcuni si rattristano, perché le Suore non andranno in Paradiso (secondo la fede islamica, solo chi professa la fede musulmana può entrare in Paradiso). Ma le Sorelle continuano a sorridere, ad assicurare che, per la loro fede, tutti si ritroveranno nel Paradiso, avvolti nell’amore di Dio, che è misericordioso sia per i musulmani che per i cristiani.

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