
Un’altalena che spinge la vita
Raccontare significa, a volte, riaffiorare esperienze che ti hanno attraversato in profondità. Suor Costanza Fragale, delle Suore Guanelliane, parla con la semplicità di chi ha vissuto qualcosa che non lascia indifferenti: un tempo di servizio nella Casa Gastone, progetto di accoglienza sociale dell’Istituto San Gaetano di Milano.
«Raccontare è riportare alla luce qualcosa di cui la tua vita in qualche modo è stata coinvolta e avvolta», dice.
E subito chiarisce: «A volte non c’è bisogno di cercare chissà quali grandi cose. È quell’occasione che ti capita addosso e richiede la tua attenzione di mente e di cuore. È quello che succede quando incontri certe storie. Storie di senza dimora, in questo caso. Storie di persone in ogni caso».
Un incontro inatteso
La proposta è arrivata quasi all’improvviso: un invito del sacerdote don Guido Matarrese alla Provincia delle Suore Guanelliane per avere una presenza religiosa all’interno di un percorso di accoglienza. Sr. Costanza ha risposto portando con sé soltanto la propria persona e l’apertura all’ascolto.
Nelle sue parole emerge la concretezza del progetto: «“Quelli” di Casa Gastone sono uomini che vivono ai margini e qui approdano, come canta Marcello Giombini: da mille strade diverse, in mille modi diversi, in mille momenti diversi, perché il Signore ha voluto così. E tu ci sei dentro, con tutta la tua persona “disarmata”, alla quale è chiesto di porsi in gioco con gli strumenti più idonei e nella modalità più consona, che è soprattutto mettersi in ascolto per incoraggiare e sostenere, consigliare e “strigliare” quando è necessario».
Ogni ospite sceglie liberamente di intraprendere un percorso verso l’integrazione sociale, consapevole che il cambiamento passa da un’assunzione di responsabilità personale. «Solo prendendo seriamente in mano la propria vita si può tentare possibilità nuove di cambiamento», spiega sr. Costanza. «Le figure educative sono fondamentali per dare supporto e accompagnamento in questo cammino».
Volti che parlano
In questi mesi, le porte di Casa Gastone hanno accolto tanti uomini, ciascuno con la propria storia: «Persone dai volti segnati dalla strada, spesso spietata, dove due più due non fa quattro; dove la rabbia, i fallimenti, le fragilità e le debolezze hanno messo a dura prova l’esistenza. E altri invece pur di non soccombere si sono messi in moto, cercando gli antagonisti della sfiducia e dello scoraggiamento, con la fiducia e il coraggio».
Non c’è nulla di scontato in questi percorsi: ogni giorno si muove tra cadute e rialzate, passi avanti e momenti di stallo. La vita di comunità diventa laboratorio di umanità, reso fecondo dalla cooperazione tra educatori, volontari, sacerdoti e religiosi, che apre vie di speranza. «È un’esperienza che definirei puramente evangelica e guanelliana», dice sr. Costanza, «affascinante per alcuni aspetti e sconvolgente per altri, dove la collaborazione è stata quel valore aggiunto che ha fatto la differenza».
Un grazie che viene dal cuore
Questo tempo a Casa Gastone ha lasciato un segno profondo anche nella vita di sr. Costanza, arricchendola nella fede e nella missione:
«Un’esperienza che ha sicuramente inciso e arricchito, non solo il bagaglio di esperienze, ma anche il mio cammino di fede e servizio a Dio e alla Chiesa. Ecco che allora voglio esprimere con sentimenti sinceri di gratitudine il mio GRAZIE a tutti e a ciascuno in particolare: ospiti, educatori, tirocinanti, sacerdoti, per il dono meraviglioso che il Signore mi ha fatto ponendovi sulla mia strada! Quella di Casa Gastone è e rimarrà tra i miei ricordi più belli!».
Il volo di un’altalena
Sr. Costanza chiude il suo racconto con un’immagine che le è rimasta nel cuore: l’altalena di Salvatore, uno degli ospiti della Casa.
«In lui è rappresentato ciascun ospite. Sappiamo bene che non solo i bambini amano andarci; anche gli adulti ci provano, perché è un po’ come ritornare piccoli nella semplicità e spensieratezza: lasciate “spingere” in avanti la vostra vita, con la forza delle vostre gambe, che dice collaborazione e fiducia, fondamentale per favorire il movimento. Per quanto difficile e complicato possa essere, il segreto sta proprio in quell’andare “su e giù”, efficace e importante per riprendere forza. Non dimenticatelo!».
Il volo dell’altalena diventa così simbolo di un cammino possibile: la vita che torna a muoversi, la fiducia che si rimette in moto, la speranza che rinasce. Un invito a non temere la fatica del cambiamento, ma a lasciarsi spingere da quella forza interiore che rende liberi.
In Casa Gastone, tra storie di cadute e tentativi di risalita, si custodisce un Vangelo vissuto, che non ha bisogno di molte parole. Una presenza semplice e appassionata che, come un’altalena, continua a spingere vite verso un futuro più aperto.
E forse la domanda resta: quale “spinta” attende oggi la tua vita?



