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Missione camilliana a Zinvie

 Un giorno di festa, un tempo di servizio

Il 14 luglio abbiamo celebrato, con gioia e profonda commozione, la festa di San Camillo de Lellis. In Benin, questa ricorrenza non è solo liturgica, ma anche un'occasione viva per testimoniare il Vangelo attraverso gesti concreti di misericordia.

Le Figlie di San Camillo, presenti a Zinvie, operano quotidianamente presso l’Ospedale "La Croix" come infermiere e ostetriche. In questo giorno speciale, hanno scelto di uscire dall’ospedale per andare incontro ai più poveri nei villaggi circostanti. Un gruppo di nove persone — suor Sandrine, cinque giovani in formazione e tre laici — ha intrapreso questo piccolo pellegrinaggio di carità.

Incontro, dono e ascolto

Partiti nel pomeriggio con generi alimentari di prima necessità — mais, riso, olio di arachidi, sapone — il gruppo ha percorso le strade dei villaggi recitando il Rosario. Ogni tappa è stata un momento di incontro: case semplici, volti segnati dalla fatica, persone anziane o malate, spesso sole.

In ogni visita, un gesto, una parola, un sorriso. E un augurio sincero per la festa di San Camillo. In luoghi dove mancano cure e relazioni, la presenza è diventata la medicina più preziosa.

Il servizio si è rivelato un’esperienza trasformante, capace di unire il gesto semplice con la profondità della fede.

Una missione che cresce con il tempo

Questa giornata si inserisce in un cammino più ampio: quello della missione camilliana in Benin. Oltre all’assistenza sanitaria presso l’ospedale, le suore sono impegnate nell’educazione alla salute, nella prevenzione delle malattie più diffuse e nella formazione di operatori locali, in particolare infermieri e ostetriche.

Il carisma di San Camillo si rinnova ogni giorno nel silenzio del servizio, nell’accompagnamento paziente, nella cura premurosa verso chi soffre. E ogni piccolo gesto diventa parte di qualcosa di più grande: una testimonianza viva dell’amore che guarisce.

E noi, dove portiamo la nostra compassione?

Di fronte a queste storie e volti, ci viene da chiederci: quali confini siamo disposti ad attraversare per incontrare davvero l’altro?